IL PROGETTO
PATTO DI SVILUPPO TERRITORIALE DELLA PIANURA REGGIANA
Attraversata dalla Grande Trasformazione che la colloca alla ribalta dei processi di valorizzazione economica sulla scena internazionale, la società della Pianura Reggiana presenta tuttavia rilevanti elementi di criticità nella percezione che ha di sé stessa. Elementi emersi con grande evidenza nelle due indagini che Confindustria Reggio Emilia ha commissionato (novembre 2023-2024) sul sentiment dei reggiani.
C’è peraltro da riconoscere come questo deficit di autorappresentazione sia in qualche modo simmetrico e parallelo all’ancora insufficiente consapevolezza che di questo territorio hanno avuto sin qui le politiche regionali, visibile, prima ancora che sul fronte delle grandi infrastrutture, nelle a tutt’oggi insufficienti politiche a sostegno dello sviluppo locale ascritte nelle iniziative europee che perseguono la coesione.
La prospettiva strategica per il territorio della Pianura Reggiana diventa allora quella di vedere riconosciuta la propria oggettiva importanza in termini di contributo quantitativo e qualitativo alla competitività regionale e nazionale.
Ci si riferisce dunque a un territorio complesso e potenzialmente attrattivo grazie alla sua elevata qualità della vita. Considerazioni, queste ultime, confermate dal fatto che anche la cultura economica internazionale inizia a guardare con attenzione alla realtà industriale e sociale della Regione Emilia-Romagna, evidenziandone la sua competitività.
Da queste considerazioni ha preso avvio un confronto, che ha visto il coinvolgimento di Confindustria Reggio Emilia e dei sindaci dei Comuni di Boretto, Brescello, Campagnola Emilia, Castelnovo di Sotto, Correggio, Fabbrico, Gualtieri, Guastalla, Luzzara, Novellara, Poviglio, Reggiolo, Rio Saliceto, Rolo e San Martino in Rio, e che ha portato alla definizione e alla sottoscrizione del Patto per lo Sviluppo Territoriale.
Gli obiettivi del Patto sono sia la promozione della costruzione di una visione condivisa del processo di sviluppo territoriale della Pianura Reggiana, sia l’elaborazione di una proposta programmatica che ricomprenda gli investimenti materiali e immateriali nonché le azioni di promozione territoriale.
Con la sottoscrizione del Patto per lo Sviluppo Territoriale la Pianura Reggiana si candida a interpretare e ad attuare gli obiettivi di policy europei – in particolare il numero 5: “Un’Europa più vicina ai cittadini” – con pari dignità rispetto alle città e ai territori di maggiore integrazione intercomunale che già ora sono stati chiamati dalla Regione Emilia-Romagna a formare le cosiddette ATUSS (Agende Trasformative Urbane per lo Sviluppo Sostenibile).
Il territorio rappresenta una scelta strategica
Per costruire un percorso inclusivo e di coinvolgimento degli attori locali nella costruzione di una Strategia condivisa, il Patto per la Pianura individua sei ambiti e attorno a questi costruisce il percorso di confronto che porterà le istituzioni e i diversi stakeholders a identificare obiettivi rilevanti e progettualità efficaci.
Education
Il capitale umano è cruciale per il successo territoriale. La formazione, in particolare quella tecnica e post-secondaria, deve essere potenziata per rispondere alle esigenze del mercato del lavoro. Inoltre, è necessario ripensare il sistema educativo per rispondere alle nuove vocazioni produttive del territorio.
Politiche abitative, accoglienza e attrattività
L’integrazione della forza lavoro qualificata nel tessuto sociale è fondamentale. Le politiche migratorie devono essere ripensate per gestire flussi migratori qualificati, e l’accesso all’abitazione a prezzi sostenibili deve essere garantito anche nei territori periferici, dove la sostenibilità dello sviluppo dipende dalla qualità della vita
Salute e welfare
Il sistema di welfare locale può essere esso stesso un fattore di successo e attrattività. Per questo deve interpretare con logiche integrate e spirito di innovazione le sfide proposte in una stagione nella quale i vincoli di bilancio pubblico sono stringenti e la domanda sociale è screscente.
Industria, filiere e sostenibilità
Le imprese industriali, protagoniste della grande trasformazione del territorio di Pianura negli ultimi decenni, debbono oggi misurarsi con un livello di incertezza e con spinte destabilizzanti nel funzionamento dei mercati internazionali sui quali hanno costruito il proprio successo. Per questo hanno bisogno di un rapporto ancora più solido con il territorio di appartenenza mentre ricercano nuovi modelli di organizzazione delle filiere.
Agroalimentare
Il sistema agro-alimentare, che di questi territori rappresenta assieme l’immagine più tradizionale e le nuove frontiere di internazionalizzazione e di sviluppo, nell’orizzonte di una necessaria triangolazione tra qualità e sicurezza degli alimenti, competitività delle produzioni, sostenibilità dei processi.
Infrastrutture e mobilità
Le infrastrutture rappresentano un fattore rilevante del potenziale di un territorio, connettendolo ai mercati e consentendo alla mobilità delle persone, ai flussi delle merci e alla trasmissione delle informazioni di rafforzare la sua integrazione in contesti più estesi. La loro funzionalità richiede nuove opere ma anche assetti organizzativi più funzionali.
L’importanza delle politiche di coesione territoriale
La nuova programmazione europea (2028-2034) rappresenta il riferimento più importate per concretizzare le ambizioni di una visione lungimirante dello sviluppo territoriale della Pianura.
Tanto più quando questa saprà orientarsi anche verso politiche territoriali integrate, riconoscendo le differenze tra territori e favorendo lo sviluppo locale sostenibile e competitivo, attraverso il rafforzamento del capitale sociale, di quello umano, e la realizzazione di infrastrutture.
Allinearsi per tempo alla programmazione in arrivo
I prossimi due anni devono servire a predisporre le progettualità concrete e adeguate alle esigenze degli stakeholders del territorio, in modo da essere pronti, e tra i primi soggetti, a intercettare le risorse europee.
Il 2025 è il tempo per costruire una visione condivisa e per articolarla in progettualità concrete ed efficaci.
Il 2026 sarà quello per confrontare visioni e progettualità con una programmazione europea e regionale ancora in movimento cercando di influire positivamente sul suo concreto disegno e di collocare in questo le istanze del territorio.